Una questione di dimensioni

  • Scritto da geniodirazza il 27/09/2023 - 16:13
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Una questione di dimensioni

Era ormai un must, passare due settimane, nella seconda metà di luglio, nel cascinale dove nonna Vanna trascorreva la vita da sempre, prima col marito e, dopo la sua morte, da vedova; ci si ritrovava io, Lucio, studente universitario ventenne, con mia madre Lia, quarantenne insegnante di scuola media; mio padre Giorgio, quarantacinquenne imprenditore, ci raggiungeva in genere il venerdì pomeriggio e restava fino al lunedì mattina; i suoi impegni di lavoro non gli consentivano lunghe soste.

Con noi, una presenza fissa erano mia zia Nicla, sorella di mia madre, trentacinquenne business women d’assalto capace di controllare telematicamente affari milionari, e suo marito Ottiero, quarantenne lavoratore in banca di scarso peso, poco più di un fattorino, che dopo una settimana di libertà totale, faceva poi la spola dalla città; trascorrevamo giornate intere a non fare niente e ad impegnarci in lavoretti semplici propri della vita in cascina; relax e riposo erano il fine principale del soggiorno.

La mia camera era contigua immediatamente a quella dei miei genitori; nel silenzio assordante della campagna, anche i rumori più piccoli arrivavano amplificati; a me giungevano puntualmente quelli prodotti dai miei genitori, specialmente di sera e di notte; quando mio padre era presente, avrei potuto raccontare le loro copule passaggio per passaggio; non ci sarebbe stato molto da raccontare, in realtà, perché erano la coppia più normale e affiatata del mondo.

Quel pomeriggio, però, mentre me ne stavo disteso ad aspettare che l’abbiocco mi colpisse, tra il frinire delle cicale, avvertii rumori inconfondibili di copula; mio padre non era al cascinale e non capivo, quindi, come dalla camera dei miei giungessero i gemiti inconfondibili di mia madre nel pieno di un grande orgasmo, rumori delle reti dei vecchi letti e urla soffocate di un maschio che non identificavo.

Uscii in silenzio e portai con me il telefonino; la porta della camera era solo accostata e non mi fu difficile dare un’occhiata dentro; sul letto monumentale, mia madre se ne stava distesa a cosce spalancate per fare spazio ad un maschio che la stava montando; con sorpresa e disgusto mi resi conto che si trattava di Ottiero, suo cognato; superato lo choc e l’imbarazzo, aprii la funzione video del telefonino e ripresi la loro copula.

Mi colpì la violenza con cui lui la sbatteva sul letto con colpi quasi feroci contro l’inguine; vedevo lei soffocare urla di piacere e muoversi come un’anguilla per sentire profondamene la penetrazione; la rabbia mi montò feroce specialmente quando, tra i sussurri che i scambiavano per non farsi sentire da me, distinsi nettamente il ‘troia’ che rifilò a lei e il ‘cornuto’ che era rivolto evidentemente a mio padre.

Stavo per allontanarmi nauseato, quando si staccarono; lui si distese supino esibendo al cielo un fallo di una ventina di centimetri; su di esso, si avventò avida mia madre che lo prese in bocca con rara violenza, arrivando a lambire con le labbra i peli del pube; risultava evidente che la cappella le arrivava fin oltre l’ugola e la riempiva tutta; la fellazione a cui diede vita sarebbe stata degna di un’enciclopedia del sesso.

La fermò prendendole la testa, la fece sistemare carponi, le andò dietro e vidi la lingua passare più volte sull’ano grinzoso, che si rilassava ad ogni passaggio; quando accostò la cappella, mi spaventai che non avesse usato lubrificante; mia madre si morse una mano per evitare l’urlo di dolore che lo stupro le stava provocando; poi lui cominciò metodicamente a picchiare contro il sedere e lei si abbandonò a gemiti di goduria finché con un grugnito animalesco lui eiaculò nel retto.

Decisi che ne avevo abbastanza; tornai in camera e indossai un pantaloncino e una maglietta, sbattendo i mobili e facendo sentire nettamente la mia presenza; il rumore della porta che veniva serrata ermeticamente mi disse che avevano sentito e si cautelavano; ma il filmato era nitido, preciso e documentava abbondantemente l’adulterio e la libidine di mia madre, alla quale forse le copule col marito non bastavano.

Scesi nella sala grande e trovai mia zia seduta a un tavolo che sfogliava riviste; mi chiese cosa mi fosse successo, per rendermi così serio; le risposi che avevo dormito male; sentii che si apriva la porta della camera di mia madre e che mio zio filava via, mentre mia madre si dirigeva al bagno; mi precipitai nel corridoio e aprii con violenza la porta; mia madre si stava lavando la vulva sul bidet, sobbalzò e mi accolse con un aspro rimprovero; accesi il telefonino e mostrai il video.

Si portò una mano alla bocca, quasi per coprire l’urlo che le sorse spontaneo; la presi per le ascelle e la feci alzare; appoggiai le mani sul lavandino e la piegai a novanta gradi; tirai fuori il fallo e la penetrai con violenza in vagina; sembrò scuotersi da un incubo e si lamentò sottovoce, per non creare scandalo.

“Ma che fai? Questo è incesto!”

“Perché, quello con tuo cognato che è, sesso matrimoniale?”

“Mi fai male, ce l’hai troppo grosso!”

“Non mi pare che farti sfondare l’ano ti facesse male; lui ce l’ha più piccolo di me?”

“Per favore, non umiliarmi ancora!”

Non le risposi; mi limitai a montarla e a godermi la carezza dolce del canale vaginale; forse perché reso più morbido dalla recente copula, accarezzava la mia asta con dolcezza e approfittai del silenzio che, finalmente, aveva deciso, per possederla con gusto e con gioia; non capivo, perché le ero alle spalle, se stava piangendo di vergogna e di dolore oppure se stava partecipando alla libidine della copula straordinaria e del tutto imprevista.

Sapevo che assumeva la pillola ed eiaculai con piacere nella vagina; le caddi addosso svuotato; mi sfilai dalla copula e me ne andai lasciandola a lavarsi di nuovo; andai al tavolo con mia zia e mi misi a giocare con lei ad uno schema enigmistico che aveva iniziato; mia madre venne al tavolo, si sedette dall’altra parte e se ne stette in silenzio con la testa ripiegata sul petto, come se fosse sotto il peso di qualcosa che le impediva di guardare davanti a se; si alzò di scatto e corse alla porta.

“Sta arrivando tuo padre; Lia riesce a sentire il motore della sua auto da lontano.”

“Oggi credo che lo attenda con maggior ansia che mai … “

Non ribatté niente alla mia osservazione; intanto entravano mio padre, con l’immancabile valigetta, e mia madre che si aggrappava al suo braccio quasi a cercare un appiglio nella tempesta che si stava scatenando dentro di lei; si sedettero.

“Giorgio, devo confessarti una grave colpa; negli ultimi tre anni ti ho tradito; ho fatto sesso con un altro uomo una decina di volte; preferisco che tu lo sappia direttamente da me.”

I visi di mio padre e di mia zia erano una maschera di meraviglia e di sdegno.

“Maledetta troia, ci sei caduta ancora? Non ti era bastata la sciocchezza che facesti allora?

“Lascia stare, Nicla; chi nasce tondo … Non voglio neppure sapere chi sia e perché hai precisato il numero di accoppiamenti; non mi interessa niente se non il dolore che stai dando a tutti noi; adesso ho bisogno di starmene con me stesso per decidere cosa fare; quando avrò fatto chiarezza nei miei pensieri, decideremo se divorziare o fare un altro sforzo per salvare anni di serena convivenza e un figlio meraviglioso. A proposito, sei certa che sia mio? Adesso vado in camera; scusatemi.”

“Giorgio, Lucio è tuo figlio, è nostro figlio; non confondere una decina di momenti di folle sesso con un amore vero e profondo che dura da più di venti anni … “

“Zia, perché hai chiesto se ci è caduta ancora? L’aveva già fatto?”

“Si, quando era giovane e stupida, si fece incantare dalle mirabilia che si dicevano del sesso di Ottiero; lo agganciò e si fece sverginare dappertutto, davanti e dietro, sopra e sotto, senza limiti; poi lui si stancò e lei, per sua fortuna, trovò tuo padre che se ne innamorò e fece la sua felicità, quella felicità che in questo momento lei ha buttato in una fogna … “

“Quindi è stata proprio una ricaduta, allora!”

“Tu che ne sai?”

Le mostrai il video.

“Tua sorella si è decisa a parlare prima che fossi io a svergognarla pubblicamente … “

“Imbecille, sai bene che è stata un’altra la ragione per cui mi sono sentita una prostituta ed ho determinato di uscire dall’ambiguità e di parlare con l’uomo che amo!”

“Te lo raccomando, il tuo amore … “

“Quando saprai amare come tuo padre, capirai che il mio è amore vero; l’ho rovinato con tanta stupidità, con tanto feroce inspiegabile desiderio di un sesso grosso e duro, proprio come il tuo; ma è amore infinito e sincero.”

“Parlane con lui; forse lo trovi ancora una volta tre volte buono, perciò stupido, proprio come tanti anni fa; quindi, è ancora Ottiero a farti smuovere le viscere … “

“Non lo so cosa mi ha fatto impazzire ancora; forse è una ripicca con te; forse è l’amore - odio per mio figlio, forse sono solo una troia a caccia di falli extralarge; non lo so, maledetta te; so solo che finalmente mi sono tolta un peso e ora devo parlare con Giorgio; se mi lascia, mi organizzo; se resta con me, dovrò trovare la via per farmi perdonare. Grazie, Lucio per tutto quello che sei riuscito a fare in meno di un’ora per distruggere la mia vita; ti voglio bene, nonostante tutto; ma mi hai fatto molto male.”

Ottiero uscì dalla sua camera e chiese cosa stesse succedendo.

“Succede che fai le valige e te ne vai, adesso, senza un perché … “

“E’ stato tuo figlio a vederci? Va bene, vado via; ci vediamo a casa?”

“Io tornerò a casa, ma non da te, non con te; adesso mi guardo in giro per vedere se c’è il principe azzurro delle favole; se non c’è, faccio sesso con tutti quelli che mi intrigano e tu stai zitto, fai il cornuto contento o te ne vai alla Caritas perché non ti lascio toccare un centesimo del mio lavoro. Chiaro, caro il mio caprone? VATTENE!!!”

Se ne andarono a testa bassa, i cognati adulteri, lui alla macchina per tornare in città, lei alla camera dove s’era rifugiato suo marito; sapeva quanto sapesse essere paziente e sperava di ricucire ancora una volta lo strappo; altrimenti, si vedeva proprio conciata male, stavolta, senza un punto di riferimento; l’unica arma che aveva, purtroppo spuntata, se diceva tutta la verità, era il figlio che li aveva tenuti uniti e che forse poteva ancora salvare il matrimonio; Lucio e Nicla si guardarono negli occhi.

“Davvero speri di incontrare un principe azzurro?”

“Cosa provi per me?”

“Che domande! Tanto affetto, anzi tanto amore, forse solo familiare … “

“Non pensi di lasciarlo tracimare nell’amore fisico come hai fatto con tua madre?”

“Cosa dici?”

“Lo ha detto lei; parlando di falli extralarge ha detto ‘proprio come il tuo’; lei non parla mai a vanvera.”

“Quindi, avrai anche capito che avere ceduto alla mia violenza è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso … “

“Le hai usato violenza? Per quella, mi basta mio marito … “

“Ero incazzato nero; li avevo appena scoperti; non ho chiesto con garbo, mi sono preso quel che da anni desideravo … “

“Con me come ti comporteresti?”

“Come con la donna di cui, dalle prime pulsioni ormonali, avrei voluto essere l’amante meraviglioso … “

“Quindi, se ti vesti diciamo, di celeste, se non di azzurro, qualche volta puoi fingerti il mio principe celestino?”

“Stai pensando di fare l’amore con me?”

“Se devo cominciare a cornificare, sei qui, ti voglio bene, ci metto poco a passare da zia ad amante e a trasformarti in principe azzurro con incarico temporaneo. Ti va?”

“Aspettiamo che passi la tempesta o ci imboschiamo sin d’ora?”

“Hai presente il fienile? E’ stato lì che abbiamo scoperto il sesso, io, tua madre e molte nostre amiche; è lì che abbiamo sognato il principe azzurro … “

“Al fienile tra dieci minuti, allora … “

“Lascia il cavallo da qualche parte; cavalcherai, ma diversamente … “

“Va bene, mia triviale principessa!”

Dieci minuti dopo, puntualmente, entravo nel fienile; non vedevo anima viva; sentivo dei rumori che venivano dall’alto e salii la scala contadina che portava al soppalco; Nicla era lì, sdraiata su balle di fieno, che mi aspettava con ansia evidente; mi inginocchiai davanti a lei che mi sollevò fino ad avere il viso contro il suo; il bacio che mi diede mi sconvolse perché non mi aspettavo un gioco di lingua tanto lussurioso e complesso; sentii che il sesso si gonfiava fino a dolermi.

“Perbacco, sento una bella bestia, la sotto.”

“Scusa, Nicla; è la seconda volta che ti sento parlare di dimensioni del fallo; quand’è che si parla di large o extralarge o altro del genere?”

“Mio principe, l’erezione di un membro parte da pochi centimetri alle dimensioni asinine; fino a dieci centimetri, è da considerare senz’altro assai piccolo, quasi un pisellino da bambini; tra i dieci e i sedici si parla di sesso piccolo; tra i sedici e i diciotto siamo nella media; oltre i diciotto e fino a venti è una bella mazza; oltre i venti ci sono i large, gli extra large fino alle misure cavalline o asinine; tu in che area ti collochi?”

“A parte la certezza che presto provvederai tu stessa a controllare, diciamo che arrivo oltre il large e forse l’extra large, in condizioni particolari … “

“C’erano condizioni particolari con tua madre?”

“Perché insisti su quell’episodio? Capisco; è la chiave della tragedia; diciamo che ero molto eccitato, incazzato nero, voglioso da anni di fare l’amore con Lia; ma quello che l’ha spiazzata è stata la sorpresa; lei era sul bidet dopo la copula; io sono entrato come una furia, l’ho alzata, l’ho piegata a novanta e l’ho penetrata da dietro; credo che in quel momento il mio sesso fosse ben oltre i venti centimetri; ma lei era ancora fresca della copula con tuo marito … “

“Belle chiacchiere; i venti centimetri da barzotto li tengo ora io in mano e ti assicuro che fanno impressione; in quel momento forse veleggiavi verso i venticinque; poi da dietro; poi, soprattutto, è tua madre, ti desidera da anni e non aveva il coraggio di dirlo; secondo me, anche Ottiero era un surrogato del figlio che amava anche perché era figlio di quel marito che adorava; poi ha scoperto che ha sciupato tutto per una mazza grossa mentre quella genuina ce l’aveva in casa, vergine; capisco cosa l’ha sconvolta.”

“Credi che mi debba scusare con lei?”

“No; aggraveresti le cose; amala tanto come la ami; anzi prima ama me e fammi fare tanto amore; poi penserai ad amare lei e, se ti riesce, fai fare a lei l’amore che si aspetta da te … “

“Dici che devo convincerla all’incesto?”

“Scusa, anima candida dei miei stivali; violentarla è lecito e darle amore è incesto? Quale logica segui?”

“Hai ragione; fammi impazzire ancora con un bacio tanto intenso … “

“Dammelo tu e fai impazzire me … anzi, impara a baciare con amore e lussuria, visto che ci siamo!”

Non mi ci volle niente per imparare e trovarmi a baciare con una foga che non avrei mai neppure immaginato; dopo le prime esperienze, Nicla si sentì portare in paradiso dai baci, che il sesso piantato contro la vulva rendeva assai più sensuali e vogliosi; resasi conto che il nipote andava educato in tutto, cominciò il doppio spogliarello, denudandomi e insegnandomi come spogliarla leccandola, carezzandola e mordicchiandola.

Mi sentii travolto da un ciclone di passione e istintivamente tornai a pensare a Lia, a come avrei voluto, dovuto e potuto possederla; a come sarebbero state le cose, ora che c’era tempesta; ma intanto quella che si era scatenata nei miei ormoni mi premeva sui testicoli; mi abbandonai alla mia partner che non stava nella pelle dalla gioia di possedermi, mentalmente ed emotivamente prima che fisicamente; sembravamo veleggiare fuori del tempo e della realtà; Nicla voleva svezzarmi.

“Succhiami il seno; toglimi il vestito e il reggiseno, mordimi le aureole e i capezzoli, fai conto di avere fame e di volerti alimentare dal seno; … così … vedo che hai capito; amami così, tutta quanta con tutto il tuo corpo, dalle mani alla bocca al sesso; prendimi tutta; è dolcissimo stare con te e vivere l’amore più bello del mondo; sei il mio Lucio adesso, senza attributi o definizioni, sei solo il mio maledetto amore troppo giovane.”

“Nicla, sarò sempre il tuo amore e tu sarai il mio, anche se avrò mille fidanzate, cento matrimoni, una carrettata di figli; non potrò mai scordare questo fienile, questo amore, questo corpo che mi stordisce; non sai quanto ti amo, in questo momento … “

“ … E tu non sai quanto mi fa felice questa tua passione che è mia, che condivido, che ti rimando arricchita dalla mia voglia di te; non sarai né principe né azzurro, ma amore me ne dai … e tanto. Non ti mollo; finché posso; sei il mio amore, il mio uomo, il mio amante, il mio tutto … Adesso tira fuori il mostro e possediamoci alla morte!“

Non impiegammo molto a denudarci, anche in forza della voglia che avevamo di possederci, di esplorarci, di diventare un’unica cosa; con l’ardore dei miei giovani anni, divoravo letteralmente il corpo di lei pieno e maturo; carezzavo con le dita ogni centimetro della pelle, quasi prendendone possesso; alle dita facevo seguire le labbra e la baciavo accuratamente su tutto il corpo; partivo dal viso, dalla fronte e dagli occhi, attraverso le orecchie e le labbra che divoravo con foga in baci ardenti e lunghi.

Scivolai sul petto e lo percorsi tutto; mi soffermai sulle aureole grinzose e le baciavo, le succhiavo, le mordevo delicatamente; lo stesso trattamento riservai ai capezzoli duri e grossi come fragole, su cui mi lanciai con appetito filiale succhiandoli da poppante affamato; scivolai sul ventre piatto e teso, mi concentrai sull’ombelico aggettante che percorsi con la punta della lingua lussuriosamente; mi immersi fra le cosce e mi impossessai della vulva.

Lia uscì dalla camera quando già la tavola era preparata per la cena; il volto denunciava ancora forte tensione, ma la voce era pacata e decisa; mi avvertì che lei e suo marito si prendevano alcuni giorni per una crociera nel Mediterraneo; avevano bisogno di parlare a lungo, da soli, per decidere la sorte del matrimonio fortemente in bilico; volevano evitare il divorzio, possibilmente; ma sapevano che la fiducia reciproca era crollata e avrebbero cercato di rammendarla alla meno peggio.

Chiese a sua madre se poteva prendersi cura di me, mentre lei era assente; la nonna era felice di accudire il ‘suo’ bambino; le fece eco zia Nicla che rassicurò sua sorella; sarebbe stata per me assai più che madre e amica; per loro, il problema da risolvere era la serenità familiare e un rapporto di venticinque anni col genero, e cognato, entrato nelle loro vite e nei loro affetti; Lia annunciò che sarebbero partiti quella stessa sera, per essere al porto nella prima mattinata dell’indomani.

Giorgio non uscì dalla camera che per andare via; salutò affettuosamente la suocera e la cognata, mi abbracciò e si allontanò seguito dalla moglie stranamente in soggezione; io e Nicla ci scambiammo una profonda e significativa occhiata; in pratica, saremmo stati soli con la nonna; una buona tisana ci avrebbe offerto un’intera notte da vivere in un letto matrimoniale dove avrei potuto apprendere tutto lo scibile sul sesso; cinque giorni così potevano consentire un’ottima scuola.

Tutto si sviluppò secondo previsione; in quei cinque giorni, Nicla evitava ogni contatto col marito rifiutato; io parlavo una volta al giorno coi miei in videochiamata, per lo più; l’unica sensazione certa era che non si fosse deteriorato il rapporto tra i coniugi; non riuscivo a strappare a mia madre nessuna confidenza sulla loro intimità, ma l’aria distesa e il fatto che si facessero vedere sempre insieme, e abbastanza innamorati, diceva che lo strappo era ricucito anche se non guarito e sanguinava talvolta.

Invece la passione con Nicla esplose in forme addirittura violente; era relativamente facile dribblare il controllo della nonna, che, anche se qualcosa intuiva, aveva il buonsenso di ignorare o fingere di non capire; ma ci restava tutto lo spazio per amarci quando, come e dove volevamo, dalla doccia, che facevamo puntualmente insieme, al lettone, dove dormivamo in due nudi o solo con uno slip; per tutta la giornata non facevamo che cercarci, toccarci, accarezzarci, baciarci e titillarci per tutta la casa.

Assumevo un comportamento più compunto solo quando parlavo in video con mia madre, che mi faceva osservare la condizione delle occhiaie e insinuava il dubbio che l’affetto della zia fosse la causa di quelle e della felicità che sprizzava da tutti i pori; qualche volta, Nicla, che quasi sempre era presente ai dialoghi, rispose provocatoriamente sottolineando la cura estrema che lei aveva per quel giovane nipote tanto bisognoso di una amorosa guida matura.

Alla conclusione del viaggio, i due tornarono al cascinale; abbracciai con affetto mio padre, che, una volta tanto, accettò le effusioni e non si schernì come era solito fare; strinsi a me, con amore, mia madre, alla quale, in un sussurro, chiesi perdono per i guai che avevo determinato; lei, ad alta voce, mi rassicurò che la verità è sempre la scelta migliore per la chiarezza e per una piattaforma di sincera e serena convivenza; nella notte, non ebbi la sensazione che facessero l’amore.

Il chiarimento arrivò quando ci trasferimmo nella casa in città; una mattina che eravamo soli in casa, Lia mi confidò che mio padre aveva facilmente perdonato quello che era successo e che stava cercando con tutte le sue forze di dimenticare; i loro rapporti intimi si erano raffreddati e rarefatti; scherzando anche sulle sue pene, mi suggerì di non sforzarmi più di cogliere, come facevo da anni, i segnali dei loro amplessi che ora erano meno frequenti e meno rumorosi; mi chiese di Nicla; glissai.

Decidemmo di non modificare le nostre abitudini e, come tutti gli anni, andammo per due settimane in riviera, alla pensione che ci ospitava da sempre; Giorgio, impegnato nel lavoro, si fermò tre volte per un fine settimana lungo, all’andata, a metà della vacanza e alla fine, per la partenza; Lia passò le giornate al sole con me, gioendo, come sempre, ad esibire il corpo meraviglioso in costumi striminziti, che le attiravano sguardi e commenti da tutti i maschi; la sera passeggiavamo sulla camminata a mare.

Un pomeriggio che sonnecchiavamo al sole e ancora discutevamo degli eventi traumatici recenti, lei mi confidò che aveva parlato a suo marito anche di quello che era avvenuto tra noi nel bagno; Giorgio non se ne era risentito, cogliendo il senso dell’amore filiale tracimato nella passione irrefrenabile per la donna meravigliosa che era sua moglie; addirittura, le aveva suggerito che una passione così dolce non poteva nemmeno scalfire un sentimento di amore come quello tra genitori e figlio.

Mi chiese invece fin dove si fosse spinta la passione per Nicla; non avevo né voglia né coraggio di tacere e le confessai tutto, dalla prima copula al saluto appassionato prima del ritorno in città; il racconto ci eccitò, visibilmente; io stentavo a nascondere il sesso ritto pericolosamente nel costume e lei si toccava voluttuosamente il ventre facendo scivolare le dita sotto il costume, forse nella vagina; sapevo che ne avrebbe parlato a mio padre e non sapevo cosa prevedere.

Ma la sera che decidemmo, di ritorno dalla passeggiata sul lungomare, di sederci nelle sdraio sul balconcino della camera di lei, sentimmo entrambi che qualcosa nell’aria frizzava e scatenava voglie sopite; mente andavo in bagno, lei si attaccò al telefono; uscendo, colsi che aveva parlato al marito, forse della serata che si prospettava; quando tornò a sdraiarsi, i piedi si sfiorarono; ne carezzai libidinosamente uno e lei non lo ritirò.

A quel punto, sapevo che era il momento di decidere; chiesi a mia madre quale fosse, in quel momento, il loro stato d’animo reale; lei confessò che Giorgio era molto combattuto tra l’accettazione totale della nuova condizione e le ataviche paure; lei stava male perché temeva di non riconquistare l’amore totale e appassionato di suo marito e di avere perso la fiducia anche di suo figlio; ambedue le cose le davano una profonda tristezza.

“Lia; non mi va di chiamarti mamma, in questo momento, anche se non ci sarebbe nessuna differenza; credi che questi strusciamenti e toccamenti dei nostri corpi siano di una madre spaventata e di un figlio giudice e boia? O arrivi invece a pensare anche tu che in questo momento ci siano due innamorati che vogliono assaggiarsi con dolcezza? Cosa ti ha risposto papà, quando gli hai detto che stasera qualcosa potrebbe succedere se ci lasciamo andare?”

“In ordine; ti amo, come madre ma anche come femmina; tu mi hai violentato, ma io ho amato il tuo sesso che mi penetrava; per questo, ti dissi che a far pendere la bilancia non erano state poche copule con mio cognato ma la violenza che avevo amato mentre tu mi possedevi come una volgare prostituta; ci stiamo accarezzando perché vogliamo conoscerci, sentirci, possederci; ho sentito Nicla e mi ha detto quanto amore avete messo nei vostri amplessi, quanto riesci a mettercene tu soprattutto.

Ho parlato di questo a tuo padre; a mio marito, meglio dirla così; ho chiarito che poteva anche capitarci di fare l’amore, perché lo vogliamo e ci farebbe solo bene; ma sarebbe una sola volta per tornare ad essere innamorati come figlio e come madre; non avrebbe problemi ad accettare che lasciassimo esplodere l’amore anche nel sesso; tu poi ti dedicherai a Nicla fin quando ne avrai voglia e te lo concederà; io voglio possederti solo una volta, per cancellare l’idea della prostituta che violentavi.

Sono d’accordo con Giorgio che io sono e devo essere solo la madre che ti ama; ti voglio dentro di me una volta per dirti che era tua madre quello che tu prendevi con passione e con amore ma anche con odio e con violenza; voglio che facciamo l’amore da innamorati, da persone che sono parte dello stesso corpo anche se sono state separate dalla tua nascita; meglio non riesco a spiegartelo; mio marito ha capito e mi ha detto che questo non è tradimento ma solo amore esponenziale; adesso decidi tu.”

Non ho bisogno di decidere; le mani stanno già scivolando voluttuosamente sui seni, verso la gola e il viso; stringo le guance; accosto la bocca alla sua e tiro la testa verso di me; il bacio che ci unisce è una sorta di sigillo su un grande amore materno e filiale che è già tracimato nella passione; il sesso mi duole, stretto nei bermuda; ma anche Lia sta già colando umori dal costume appena velato da un pareo; ci alziamo e stiamo a lungo abbracciati.

Ci palpiamo in ogni dove e ci stringiamo le carni quasi a sentirne la consistenza di sangue; una mia mano corre alla vulva e l’afferra tutta; un dito si infila lateralmente nel costume e trova il clitoride; una mano di lei corre al sesso ritto e lo afferra stringendolo; la passione esplode in tutta la sua virulenza e nella penombra disegniamo il perfetto esemplare degli innamorati; Lia ha bisogno di riprendersi nell’utero il maschio che ha partorito e che ora è pronto a dare le emozioni che l’amore può dare.

Mi prende il viso tra le mani e mi bacia devotamente dappertutto; sente il sesso premere contro la vulva e si accentua il desiderio di sentirsi penetrata.

“La tua bestia supera anche quella che mi aveva fatto stravedere, da adolescente e da moglie adultera; anche in questo Nicla ha visto gusto; ho cercato stupidamente il sesso grosso e violento; avevo in casa un gioiello ineguagliabile e non me ne sono mai accorta. Ma, almeno per questa sera, il tuo mostro sarà mio; lo voglio domare e strappargli tutto l’amore che sei in grado di dare; andiamo a letto e abbandonati alla mia passione, amore mio … “

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