Farò tutto quello che vuoi

Innanzitutto volevo ringraziare tutti coloro che hanno letto il mio precedente racconto, un numero davvero assurdo!
Questo è il continuo di "Una prima volta incredibile", spero vi piaccia.

Il giorno dopo la nostra prima volta non sentì più Alice, e lei non mi chiamò né messaggiò.
Nessuno dei due sapeva bene che fare e come comportarsi. Il giorno seguente decisi di chiamarla e di chiederle di incontrarci come al solito nel parco, sulla nostra panchina.
Volevo talmente tanto rincontrarla che arrivai quarantacinque minuti prima e rimasi seduto ad aspettarla tutto il tempo, nonostante il freddo. Mi ero di nuovo portato un preservativo ritardante.
La vidi arrivare dall'entrata del parco, sembrava un po' mogia. Mi si avvicinò e si sedette sulla panchina, poi mi abbracciò, senza una parola. Rimanemmo lì abbracciati a lungo, non saprei dire quanto. Mi inebriavo del suo profumo, e non mi chiesi neppure il perché del suo comportamento, mi bastava starmene lì, abbracciato a quella che in quel momento mi sembrava la più bella ragazza del mondo.
Quando sciogliemmo l'abbraccio lei sembrava tornata normale, e ridemmo e scherzammo come al solito, anche se mi sembrava di avvertire una certa tristezza nelle sue risate.
Non accennammo a quello che era successo, forse eravamo imbarazzati, e ce ne tornammo alle nostre rispettive abitazioni.

Qualche giorno dopo scrissi ad Alice: "Ti va di incontrarci al parco?"
Pochi minuti dopo mi rispose: "Fa troppo freddo, incontriamoci a casa mia."
Andai al suo palazzo e salì le scale fino al secondo piano. Quando arrivai davanti alla porta suonai al campanello e lei mi venne ad aprire completamente nuda. I suoi bellissimi seni stavano su da soli, sodi e caldi.
Mi avventai su di lei, la baciai e la feci distendere sul letto. Questa volta cominciai subito a leccarle la vagina, con foga e desiderio. L'altra volta l'avevo leccata solo un attimo, e poi avevo ripreso con le dita. 
Mi godetti il sapore dei suoi umori e i suoi gemiti, e mi aiutai con le dita per farle provare ancora più piacere. Pochi minuti dopo il suo bellissimo corpo veniva scosso da un potente orgasmo, che la fece urlare e gemere ancora più della prima volta. Non pensai assolutamente a cosa potevano pensare i vicini o ai rischi di malattie, per me in quel momento esisteva solo lei.
Poi infilai il preservativo e di nuovo presi a muovermi dentro di lei avanti e indietro, sempre a missionario. Lei teneva gli occhi chiusi ma ogni tanto li apriva e mi guardava con uno sguardo quasi implorante, e io sentivo il suo seno e i suoi capezzoli turgidi sul mio petto. Ci baciammo più volte con ardente passione, e questa volta controllando il respiro riuscì a durare circa dieci minuti, dandole un secondo orgasmo.

Dopo questo incontro non ci parlammo più per tre giorni, anche se io morivo dalla voglia di rivederla. A un certo punto non ce la feci più, e la chiamai. Avevo casa libera. 
Lei venne dopo venticinque minuti, vestita con il suo pesante cappotto e dei jeans lunghi aderenti, che mostravano quanto perfette fossero le sue gambe, nella cui tasca destra si notava un rigonfiamento.
La feci accomodare sul divano e le offrì un caffè, che lei accettò. Quando glielo portai mi disse, un po' incerta: "Ti volevo... ehm... ringraziare, ecco."
"E di cosa?" chiesi io, abbastanza perplesso, mentre mi sedevo accanto a lei.
"Sì, insomma, tutte e due le volte ti sei dedicato prima a me, e..." non terminò la frase, era diventata tutta rossa.
"Oh, quello!" risi. Mi avvicinai di più a lei e aggiunsi: "Lo sai che per te farei qualunque cosa".
A quel punto lei si avvicinò al mio orecchio e mormorò, ancora rossa in viso:"Ho pensato che per ringraziarti posso fare qualcosa per te. Dimmi pure, farò tutto quello che vuoi". Così dicendo estrasse un lubrificante dalla tasca dei jeans. Ecco spiegato quel rigonfiamento! 
Ero molto colpito, non mi sarei mai aspettato una cosa così da Alice.
Ci pensai un attimo.
"In realtà c'è una cosa che ho sempre voluto fare..." le dissi.

Pochi minuti dopo ero seduto sul divano con Alice ai miei piedi, che faceva passare il mio pene tra i suoi seni, che teneva premuti sui fianchi per evitare che sfuggisse via e perché, come ho già detto, portava una terza scarsa. 
Era un vero godimento! Finalmente una cosa che avevo sempre sognato mi venisse fatta accadeva! Fin da quando avevo iniziato a guardare i primi porno, la spagnola mi aveva sempre eccitato da morire, facendomi venire molto prima di tutto il resto. Alice stava china a fissare giù, per controllare che andasse tutto bene, e io la guardavo estasiato. Che ragazza straordinaria! Si muoveva su e giù aggraziata, ora più veloce, ora più lenta. Si era spalmata il lubrificante sui seni e me lo aveva messo anche sul pene, eccitandomi ancora più di prima, e ora scivolava che era una meraviglia. Andavamo così da forse un minuto che lei alzò lo sguardo e mi fissò dritto negli occhi. Ebbi così modo di vedere il suo bel viso. Mi sorrise con aria complice e subito dissi: "Sto per venire!". Sembrò farsi prendere un attimo dal panico, poi si decise. 
Mise il mio pene nella sua bocca. Ero stupefatto, e forse non sarei venuto se avessi potuto, ma mi piaceva troppo la sensazione del mio membro nella sua bocca, così calda e bagnata, con la lingua che si muoveva.
Venni in un'esplosione di piacere. Appena lei sentì tutto quello sperma nella sua bocca strabuzzò gli occhi, ma con un evidente sforzo lo ingoiò tutto. Si staccò da me, per poi ritornare a leccare la punta del pene, da cui era fuoriuscito un altro po' di sperma. Diede un'ultima leccata lungo l'asta, poi si tirò su appoggiando il suo ventre sul mio, e ci baciammo appassionatamente. 
"Sei fantastica!" le dissi.
Aveva ancora i pantaloni di jeans addosso, e ricordo di aver trovato la cosa straordinariamente eccitante. Si stava per rimettere la maglia quando le chiesi di rimanere così ancora un po' e di sdraiarsi sul divano con me. Lei mi guardò un attimo, poi sorrise con aria maliziosa e disse che le andava bene, a patto che anch'io restassi nudo. Non chiedevo di meglio. I miei non sarebbero tornati prima delle dieci, ed erano appena le cinque. Ci coricammo e misi un film, non ricordo quale, stavo guardando lei. 
Ogni secondo sembrava più bella, e alla fine del film non resistetti più: "Farei un intero album di foto di te in questo momento, sai?".
Lei rise, poi diventò di colpo triste, triste come era all'inizio dell'appuntamento dopo la nostra prima volta. Mi guardò e poi disse: "Non so come dirtelo, ma... Mi trasferisco".
Ero stupefatto. "Mio padre ha ricevuto un'ottima offerta di lavoro lontano da qui, e io...".
Mi abbracciò come facemmo all'appuntamento, e stavolta pianse.

Se andò pochi giorni dopo, e da allora non l'ho più rivista. Non so nemmeno io quante volte abbia cercato il suo nome su Internet, ma lei non è mai stata una ragazza interessata ai social e cose del genere, o quante volte ho stupidamente sperato che ritornasse. 
E forse un po' mi manca ancora.

Grazie per aver letto questo racconto, volevo aggiungere due cose: La prima è che so di aver messo in secondo piano l'erotismo per concentrarmi sulla nostra storia, ma mi sono lasciato prendere soprattutto perché è vera (è per questo che il "colpo di scena" è così banale, è successo veramente, e a volte la vita è banale). La seconda è rivolta a un simpatico soggetto che invece di scrivere qualcosa inerente alla trama del mio precedente racconto ha pensato bene di correggermi nei commenti. Innanzitutto ti ringrazio, ora starò molto più attento a non ripetere quell'errore, e poi volevo specificare che dalle mie parti, purtroppo, si dice così (sbagliando) e io sono abituato in tal modo. Poi non c'è problema a correggere un errore, solo cerca di non sembrare saputello. Inoltre non sapevo che i fanatici della grammatica leggessero storie erotiche.
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