The HandyMan (Cap 9) – La giornalista sportiva

  • Scritto da Lizbeth il 10/08/2020 - 09:04
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Silvie arrivò alle 11:30 e stranamente mi baciò sulla bocca – “Allora tutto quello che mi hai chiesto è stato organizzato, spero che sai quello che fai”.

“Beh non sapevo che altro fare, la verità la saprò solo questa sera”

“Eccoti l’abito che mi avevi chiesto e questo è il posto dove è attraccata la barca” – Mi afferrò i coglioni con le mani, allora era un vizio – “Cerca di non farmi fare brutte figure”.

Da quando la mia capa mi aveva detto che i miei servigi erano richiesti dalla misteriosa giornalista del terzo piano, non smisi un attimo a scervellarmi per capire quale serata potessi offrire. Fu un film di 007 a darmi l’idea. Speravo che funzionasse.

 

Bussai la porta del 3A. Per l’occasione avevo tirato fuori dall’armadio, il mio completo più bello. Lei mi aprì dopo due minuti. Castana, 175, nasino buffo, di seno portava, su per giù, una terza, bel culetto alto, occhi chiari. La riconobbi subito ma per semplicità la chiamerò Miriam.

“Scusi mi è stato detto di venire a quest’ora giusto?”

“Certo, Certo entra pure”

Le porgo il pacchetto con il vestito - “Se non le dispiace aspetto qui, questo è per lei”.

“Cosa è?”

“Ho fatto comprare un vestito per lei da Silvie. Le andrebbe di uscire a cena con me?”

“Ma sei pazzo, ho detto voglio la massima privacy, per questo genere di cose”.

“Non si preoccupi, ho fatto organizzare tutto dalla padrona. Si fidi di me. Guardi dentro c’è pure un biglietto che dovrebbe spiegarle tutto”.

“Ok aspettami qui cinque minuti”.

Nel biglietto avevo fatto scrivere, da Silvie, le istruzioni della serata, altrimenti Miriam non mi avrebbe mai creduto. Mi ero stancato di stare in quel condominio. Avevo voglia di evadere e, portare fuori a cena quella bella ragazza, mi sembrava l’ideale.

Tornò dopo 10 minuti. Per fortuna la taglia era quella giusta. Era avvolta da un abito lungo, con spacco sulla gamba destra. Aveva una vistosa scollatura a V, il sopra era impreziosito da un pizzo semitrasparente. Credo comunque che, essendo così bella, qualsiasi abito la valorizzasse.

“Mettiamo in chiaro subito una cosa, se mi fai un torto tu sei licenziato”

“Ha letto il biglietto, se non si fida di me credo che si fidi di Silvie”

“Infatti ti sto dando retta solo per quello, ho notato che mi hai riconosciuta, quindi saprai di sicuro che sono fidanzata. Se si viene a scoprire sono rovinata”

Cercai di baciarla, ma lei si spostò – “Non fare il cretino”

Certo la serata non era iniziata benissimo, comunque salimmo in macchina in direzione del lago. Arrivammo a destinazione. Parcheggiai, scendemmo da una scaletta. Trovai il piccolo motoscafo dove mi aveva indicato la mia capa.

“Ecco salga prima lei, siamo quasi arrivati”

“Devo dire che per ora non mi ha delusa, il posto è davvero isolato”

“Ho riservato il meglio per dopo”

Dopo 10 minuti, giungemmo al piccolo panfilo ancorato a 200 metri dalla costa. La barca era del padrone del condominio. Ora non so bene descrivere una barca. Nella cambusa c’erano le stanze da letto. Al livello dell’acqua c’era un piccolo salotto, e sopra un terrazzino usato, immagino, per prendere il sole. Nel salottino avevo fatto imbastire una tavola con una piccola cena calda e una bottiglia di champagne.

Ci togliemmo le scarpe.

“Certo che sai come trattare le signore”

“Per lei f.. questo è altro”

“Quindi mi hai davvero riconosciuta”

“Beh sa, è abbastanza famosa” – spostai la sua sedia – “Ecco a lei la sua sedia signora”

Lei rise - “Mi avevano accennato quanto tu fossi cretino, comunque grazie messere”

“Le ho lasciato la vista più bella, da qui vuoi vedere la costa e le varie case illuminate”

“Quindi tu fai sempre così con le donne”

“No, lo faccio solo con i maschi” – Lei rise per fortuna – “Beh sto cercando di svolgere al mio meglio il mio ruolo da gigolò”.

“Per ora vai alla grande. Sai la mia vita è stressante. Sempre in giro. Sempre a che fare con ricchi viziati che credono di poter aver tutto. Mi prendo queste pause solo per me”

Presi la bottiglia di champagne. Lo versai nei nostri calici – “Ai viziati imbecilli”.

“Sai Francis, il tuo predecessore, era tutto cazzo e niente cervello. Tu sei diverso”

“Lo spero, anche se a cazzo non sono messo male”.

Lei rise così tanto che quasi mi sputo addosso.

“Scusami caro. Tu sei proprio matto”.

“Strano penso la stessa cosa di lei”.

Mi diede uno schiaffo alla mano destra – “Maleducato” – E continuò a ridere.

“Allora come vuole proseguire la serata. Una serenata. Leggiamo qualcosa. Ci facciamo un bagno. Anche se non mi sembra molto indicato farlo a quest’ora”.

“Sono tutte cose carine, ma io ho un’altra cosa in mente”

Allungò il piede destro, almeno credo, verso il mio inguine e iniziò ad accarezzarmi la gamba sinistra.

“Vedo che sei una donna molto curiosa”

“Non immagini quanto”.

E mi sbatte il piede in mezzo alle gambe e se lo struscio sul mio cazzo.

“Uhnn, vediamo quanto ci mette”

“Vedo che non hai molta fame, almeno quel tipo di fame” – Mi slacciai i pantaloni e lo feci uscire – “Vediamo se così è più facile”.

Lei sentì il mio cazzo sotto il suo piede, lentamente si stava gonfiando. Passò delicatamente le dita sul mio pene duro, guardandomi con uno sguardo monello e con la lingua tra i denti. Fece il gesto di inginocchiarsi sotto il tavolo, ma io la fermai.

“Non posso permettermi di fare una cosa del genere, sei l’ospite d’onore” – Mi rimisi, a fatica, il cazzo nei pantaloni, mi alzai, le presi la mano – “Milady andiamo di sopra, staremmo più comodi”.

Sul terrazzino del panfilo c’era un comodissimo divano a due angoli. Presi il cellulare, lo collegai alle casse bluetooth e scegli una musica romantica.

“Posso avere l’onore di un ballo?”

“Per me sarebbe un onore” – Si morse ancora la lingua, doveva essere un suo tic.

La presi tra le mie braccia e, per la prima volta, la baciai dolcemente. Il mio pene era ancora duro dentro i miei pantaloni, probabilmente lei lo sapeva, perché continuava a strusciarsi addosso.

Appena la musica finì, la invitai a sedersi sul divano con me.

“Quando la vedevo in televisione non immaginavo mai che un giorno avrei passato una serata con lei”.

Le accarezzai i lunghi capelli e la baciai di nuovo, ma stavolta con la lingua. Lei allungo la mano destra verso i miei pantaloni. La infilò dentro, li avevo lasciati sbottonati, e l’afferrò con la sua piccola mano, a quanto pare le piaceva davvero tanto. Dal canto mio infilai la mano nella scollatura, come immaginavo non portava il reggiseno, e accarezzai subito il suo capezzolo sinistro.

Il vestito che Silvie aveva comprato era molto bello, ma anche molto scomodo per certe cose.

Lei probabilmente capì il mio pensiero, raccolse il mio cellulare dal divano, trovò la musica sensuale adatta e ballò per me.

Mordendosi ancora la lingua – “Dai fammelo vedere”

Rimasi nudo dalla vita in giù e me lo presi in mano, accarezzandomelo guardavo lei che ballava lentamente. Abbassò leggermente la zip dietro la schiena, si abbassò le spalline. Il vestito scese fino a scoprire il suo seno ben proporzionato, probabilmente c’era stato un leggero intervento estetico, ma chi se ne frega. Se lo accarezzò lentamente, lo stringeva guardandomi sempre negli occhi. Mi sbottonai la camicia, iniziava a fare caldo. Con un gesto rapido il vestito cadde per terra, infilò la mano dentro i suoi slip di pizzo. Se l’accarezzò lentamente – “mi piace come mi guardi”

“Beh che ti posso dire, sei bellissima, una dea” – risposi sinceramente.

Si avvicinò in modo sensuale, mise i piedi sul divano. Avevo la sua passera in faccia. Le tolsi le mutandine e la leccai immediatamente – “Bravo umidificala un po’”

La mia lingua era dentro di lei e le mie mani sul culo. Stava in piedi a stento, probabilmente stava godendo. Le strinsi di più quelle chiappe, mi piacevano troppo.

“Uhnn, ottima prestazione con la lingua. Ora veniamo al pezzo forte”

Si calò verso di me, mi afferrò il cazzo con la mano destra e con maestria lo fece entrare nella passera. Spinta da un impulso selvaggio, mi cavalcò in modo furioso. Io godevo inerme, ammirando questo spettacolo. Mi concentrai sul suo seno, lo accarezzai, lo baciai. Per un attimo rallentò. Mi baciò con passione. Vidi all’improvviso una strana luce, ma non ci feci caso.

Ero al limite, la scostai ed esplosi il mio sperma sul divano di lusso, pensai subito merda, ovviamente per diversi motivi. Ero venuto troppo presto e poi quanto cazzo potesse costare pulire quel divano.

Miriam non mi sembrò arrabbiata, anzi – “Non pensare di aver ultimato il tuo lavoro, mio caro”

Si sdraiò sul divano, aprì le sue gambe e agitò in modo vivace il suo clito. Capii immediatamente che la dovevo aiutare. Leccai la sue labbra più belle – “Sei un tipo sveglio” – Feci leggeri cerchi al suo dolce buchino e succhiai il clito. Lo morsi.

“Così bravo” – Si palpava le tette. E no quelle erano mie e gli le afferrai.

“Dimmi che mi adori”

“Certo Fe.. ti amo, ti ho sempre desiderata”

La debole luce del terrazzino illuminava il suo dolce viso arrapato, e mi tornò duro. Era meglio del viagra. Senza pensarci due volte, gli lo rinfilai dentro e lei si strinse a me. Le leccai tutto, tette, viso, lingua. Ero eccitato come non mai, era la prima volta che mi scopavo una donna famosa.

Le penetrai con forza, ma lei non si lamentò, anzi ebbe un orgasmo immediato. Stranamente mi fece rimanere dentro di lei.

“Continua amore, ti voglio ancora di più” – e parlando quasi seriamente – “Non preoccuparti, visto i mio lavoro, prendo ancora la pillola”.

Non mi feci pregare e spinsi ancora di più. Lei era arrapatissima, il suo viso era incantevole. Era così eccitante che ancora una volta venni subito. Crollai su di lei, con il viso tra le tette.

“Forse dovremmo tornare al condominio”

“Perché dovremmo tesoro, sto così tanto bene qui”

Trovai una coperta leggera nel cassettino sotto il divano. Ci sdraiammo abbracciati sul divano. Misi la coperta sopra i nostri corpi nudi, stremati. E ci addormentammo.

 

La mattina seguente, mi svegliai con una strana sensazione. Ci credo quella dolce pazza mi stava leccando il cazzo, con molta devozione – “Finalmente ti sei svegliato, lui si è svegliato prima di te” – Mi indicò il cazzo che era di nuovo di marmo, ma questa non ne ha mai abbastanza.

Si mise a novanta gradi, con le mani appoggiate al divano – “Sai ieri sera ti sei dimenticato una cosa fondamentale”.

“Io, cosaaaa” – E si aprì il culo con le dita.

“Adoro il sesso anale, però prima guarda nella mia borsetta e prendi quel barattolo con scritto sopra Excit-an”

Era un lubrificante anale – “Vedo che lei signorina è sempre preparata” – Sorrise.

Improvviso notai che la costa si stava popolando – “Sei sicura e se ci vede qualcuno”

“Non preoccuparti tesoro, chi vuoi che ci veda” – Si infilo due dita nel culo per provocarmi – “in più la trovo una cosa eccitante, sono una ragazza vanitosa non si era capito?”

Contenta lei. Mi chinai sopra di lei. Gli infilai la lingua nel buco del culo. Vidi la sua figa colare, questa è già eccitata alle sette della mattina. Le infilai tre dita dentro..

Sentii da parte sua un - “Oh”

Misi il lubrificatore sia sul suo buco e sul mio cazzo. E lo feci entrare con delicatezza. Mi sorpresi da quanto fosse larga. Spinsi come un dannato afferrandole le tette. Notai un pescatore che rientrava dalla lunga nottata. Lo vidi ridere, ma non si scandalizzò.

“Dai amore fammi venire, devo prendere l’areo”

Le mie palle sbattevano sulla sua vagina bagnata. Urlava più della sera precedente, come se in culo la facesse ancora più godere. Le sue dita si insinuarono nella sua passera e si masturbò aggressivamente. Stavolta giunse all’orgasmo prima di me. Si girò, mi afferrò il cazzo con la mano destra.

“Dai porco vienimi in faccia” – Intanto mi leccava la cappella.

Per la terza volta con lei raggiunsi l’orgasmo in pochi minuti, ma stavolta era soddisfatta.

“Sai un’inculata alla mattina leva lo stress del giorno, o forse non era cosi”

Per fortuna nella pancia del panfilo c’era un bagno con la doccia, dove ci lavammo.

Facemmo lo stesso viaggio fatto all’andata, stavolta al contrario e separati per non destare curiosità. Lei partì il pomeriggio stesso per la Germania. Non mi salutò e non la rividi mai più.

 

La tragedia avvenne tre giorni dopo. Arrivò Silvie. Speravo che mi facesse i complimenti, per aver trattato degnamente una cliente preziosa.

Notai subito che era sia arrabbiata sia preoccupata. Mi gettò una rivista in faccia.

“Ma che cazzo hai combinato”

Io veramente non riuscivo a capire. Presi la rivista che mi aveva lanciato e la sfogliai.

“Merda”

Il titolo citava “Famosa giornalista scoperta con un uomo misterioso”. Sotto c’erano varie foto mie con Miriam. In tutte le fasi della nostra scappatella. E direi pure in tutte le posizioni. All’improvviso mi ricordai di quello strano bagliore che avevo notato. Era un dannato flash.

“Ti avevo solo chiesto una cosa” – Mi diede uno schiaffo – “La massima privacy”. Con fare concitato continuo – “Pezzo di merda, stamattina la signorina ritratta in quelle foto mi ha chiamata e ha disdetto l’affitto dell’appartamento per giusta causa. Ti rendi conto quanti soldi ci hai fatto perdere e, soprattutto, hai rovinato la nostra reputazione.”

Io non sapevo come rispondere, cercai di scusarmi in qualche modo. Dicendo che non era mia intenzione, ma lei non volle sapere ragioni.

“Ora non mi resta altro che fare una cosa” – Indicando la porta d’ingresso – “Hai un ora per prendere le tue cose e andartene. Sei licenziato”

Girò sui tacchi e se andò. Io rimasi li stordito per un attimo, come se avessi ricevuto un pugno in piena faccia. E dopo un ora ero in macchina in direzione della casa dei miei genitori, non sapevo dove altro andare.

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